iPhone 5S prima. Nexus 5 poi. Questi i due ultimi smartphone presentati nelle ultime settimane. TouchID per il primo, super display e prezzo pazzesco per il secondo. Ok, ma la vera innovazione dov’è?

«I dispositivi elettronici non sono fatti per durare nel tempo». Con questa affermazione Dave Hakkens, designer olandese, ha presentato un paio di mesi fa la sua idea avveniristica dello “smartphone componibile“.

L’idea di Hakkens, a dir poco ambiziosa, ora è ufficialmente diventata un progetto in collaborazione con Motorola (o Google se preferite): Project Ara. Attenzione però, solo un’intenzione. Almeno per ora.

Hakkens sottolinea la completa indipendenza del proprio progetto da Motorola. Nonostante ciò, i contatti delle ultime settimane con Motorola confermano che la sua realizzazione avverrà in stretta collaborazione.

L’idea alla base del progetto è semplice: costruire uno smartphone assemblabile dall’utente finale. La peculiarità di questo tipo di prodotto  è la possibilità di aggiornare/riparare soltanto la parte interessata senza cestinare l’intero dispositivo. Inoltre, la fortissima indole open-source dell’impresa renderà possibile a chiunque voglia sviluppare componenti, sempre se il progetto verrà realizzato. Ad esempio, parlando di fotocamera, aspetto cruciale ultimamente, potrete scegliere (qualora decideranno di produrli) una lente Canon piuttosto che quella Nikon.

Dopo aver evidenziato con particolare entusiasmo gli aspetti positivi, cerchiamo di analizzare i punti di debolezza.

Anche se Motorola afferma «di voler fare per l’hardware quello che la piattaforma Android ha fatto per il software» la frammentazione hardware potrebbe essere un grosso problema per la stabilità del sistema operativo generale. Se poi ci aggiungiamo un OS aperto, il rischio è ancora più forte. Non ci resta che stare a vedere.

Se l’iniziativa vi piace, potete aiutare Hakkens e il suo team sostenendoli nei vari social (quasi 1 milione di contatti) e contribuendo con una donazione. Trovate tutto qui.