Discorsi da pendolari, io e Mary, ci guardiamo attorno e notiamo entrambe una cosa che ormai avevo già osservato da tempo.

La maggior parte delle persone sono in silenzio, tutte chine sui loro smartphone o tablet a digitare convulsamente.

Nessuno socializza o cerca di conoscere il vicino che gli sta accanto: chissà, forse la biondina sta chattando su Facebook con uno sconosciuto, invece di incrociare lo sguardo con il morettino tutto ricci che gli sta accanto e che gioca distrattamente a Angry birds.

Fossero solo i giovani conciati così. Il problema della “Disumanizzazione” (Mary m’insegna parole nuove) colpisce tutti a qualsiasi età, credo che solo le vecchiette over 80 si salvano, che salgono su vagoni pieni di zombie.

E se v’illudete che questo accade solo sui treni, vi sbagliate di grosso, le chiacchiere con Mary portano a far emergere aneddoti vissuti da entrambe, come partecipare a un evento ed essere circondati da persone con il naso immerso in uno schermo, che l’uso delle mani è limitato a tastare con il pollice.

E mentre tu cerchi di instaurare un canale di comunicazione tradizionale, come quello di parlare guardandosi negli occhi e di avere un confronto verbale interessante, formativo o divertente, invece è solo un monologo.

Lui, il tuo interlocutore che ha passato il suo tempo a ritrascrivere la divina commedia su Twitter, alzerà gli occhi, ti degnerà di uno sguardo solo per dirti: la risposta la trovi tu Twitter! (cit. Mary Adorno).

Nella mia mente prende piede la scena apocalittica di “Io sono leggenda”: non parlo del film, ma del libro. Dove il finale non è speranzoso su un’umanità che tornerà a prosperare sulla terra, ma il nostro protagonista ormai alla fine si interroga chiedendosi se fino a quel momento ha erroneamente pensato di essere lui quello giusto e gli altri i diversi. Forse il diverso è proprio lui, l’umano!

Io sono pro tecnologia, ma usata con coscienza e per migliorarci la vita, non per cambiarcela in peggio, rendendoci schiavi o solo fonti di energia alla Matrix.

Dalla scena finale del libro anch’io mi domando: sono io la diversa, che prediligo ancora il contatto umano? E loro invece la nuova specie, i Disumanizzati?