Vi racconto una storia, la mia.

Sono atterrata sui social abbastanza presto: nel 2007 ho scoperto Twitter, dove non c’era ancora nessuno. Eravamo proprio quattro gatti che non ci conoscevamo nemmeno di persona, ma ci raccontavamo i fatti nostri in 140 caratteri. Poi arriva Facebook, voi vi ricordate com’era prima Facebook?

Dei social ancora non si capiva bene cosa farsene, li aprivi ci giocherellavi 5/10 minuti e li chiudevi.

Col passare degli anni, però, il tempo che passiamo sui social aumenta, compaiono i primi amici reali, quelli che vedi tutti i giorni (o quasi), poi i vecchi compagni di scuola o ex fidanzatini ormai dimenticati. Insomma, il momento “carràmba che sorpresa” non poteva mancare. Arrivano i giochi, chi non ha provato almeno una volta FarmVille? Su su, non vi nascondete, alzate le mani.

Inoltre, per chi lavora online, i social diventano un opportunità di fare business e il tempo da cazzeggio diventa momento di lavoro. In breve la mia vita, ma anche la vostra (non dite di no), si trova sommersa da informazioni, stimoli visivi, richieste convulsive di like, tweet e click. Camminiamo non più guardando la strada e le persone che incrociamo, ma abbiamo il naso immerso nel telefono, perché le otto ore di lavoro non ci bastano per sapere cosa succede là fuori… ma fuori dove, poi.

Arriva il momento in cui riesci a sollevare lo sguardo e il semplice bagliore del sole sulla strada dopo la pioggia ti riporta a quei ricordi d’adolescente… quando uscivo di casa in motorino e mi allontanavo quanto basta, non avevo un cellulare e, se ero nei pasticci, dovevo ingegnarmi per tornare a casa o trovare una cabina con telefono a gettoni… mmm, scusate, con la tessera magnetica 🙂

Proprio in uno di questi momenti mi sono chiesta se fosse forse il caso di dare un freno a tutto questo essere presenti online, quasi come un negozio aperto H24. Forse mi stavo perdendo qualcosa, come il nutrimento dell’anima (termine sentito da un’amica psicologa che ci sta proprio bene).

Così ho voluto staccare la spina per un po’, limitare la mia presenza online e la condivisione d’informazioni, solo se lo reputavo strettamente necessario, utile o per comunicare con chi non frequento tutti i giorni.

Non ho sentito la mancanza dei social. Devo ammettere che riprendere in mano un libro, leggere solo contenuti che reputavo veramente interessanti, non seguire ogni link, ma selezionare con cura anche le fonti, mi ha permesso di ristabilire un equilibrio.

Spesso si dice che il tempo è quella cosa che manca alla nostra generazione: soffriamo perché corriamo sempre e non ci basta mai.

Io ho deciso di prendermelo.

So bene che là fuori in ascolto c’è un gruppo di fedelissimi social addicted immersi ancora fino al collo tra i like e i tweet… so che state leggendo e pensando “Ecco un’altra che rinnega il male oscuro”.

Io spero che si torni ad usare i social per quello che sono, instaurare relazioni.

Bene, fatevi avanti e convincetemi del contrario!

 

Foto di Leon Fishman