Chi mi legge da tempo sa quanto a cuore ho il tema del digital divide. Ne ho parlato qualche tempo fa anche su Wired Italia. Ecco qualche dato per capire di cosa stiamo parlando.

In Italia, la percentuale di abitazioni raggiunte dal segnale ADSL è ferma al 96%. Ma non solo. Oltre il 37% della popolazione raggiunta dal servizio non è mai andata online. Internet, in generale, contribuisce al PIL del nostro paese per il 2%, quando il contributo medio negli altri paesi è del 4%. Secondo i dati McKinsey, l’aumento di dieci punti percentuali di penetrazione della banda larga accresce il PIL dell’1%. Inoltre comporterebbe un aumento dell’occupazione complessiva di 0,44 punti percentuali e di quella giovanile di circa l’1,5%.

Non facciamo l’errore di limitare Internet ai soli social network e film in streaming. Internet è molto di più. E’ soprattutto lavoro, impresa, ricerca, formazione, ma soprattutto è un’infrastruttura chiave per il rilancio del nostro Paese. Alcuni Stati, come la Finlandia, considerano la banda larga un bene imprescindibile, alla pari di acqua e luce e l’hanno persino scritto nella Costituzione.

Nonostante Roma, Milano e altre città italiane (fortunatamente il numero è in rapida crescita) godano della connessione 4G, molte altre realtà non dispongono nemmeno dell’accesso ad internet tramite la banda larga. E’ questo il motivo della nascita del progetto #senzainternet di CloudItalia, azienda italiana che opera nel settore delle telecomunicazioni da diversi anni.

Se vivete in un luogo non raggiunto dalla banda larga, o conoscete qualcuno in questa situazione, condividete l’immagine del luogo #senzainternet qui.

Se invece siete più fortunati, e godete della copertura ADSL, potete comunque sostenere il progetto dando visibilità al manifesto #senzainternet, per capire quanto sia diffuso in Italia questo problema.

Non dimenticate di twittare utilizzando l’hasthag ufficiale #senzainternet.