Seth Godin tempo fa affermò che sono finiti i tempi in cui i banner o le campagne pubblicitarie bastano a convincere le persone a comprare prodotti e servizi di una o l’altra azienda. E quindi?

E quindi i consumatori si sono evoluti e – da un bel po’ ormai – non sono più spettatori passivi, ma attori consapevoli del sistema, le cui scelte di acquisto si formano grazie alla mole di informazioni che, grazie ad internet, sono sempre più raggiungibili.

Le aziende vincenti fanno dei propri consumatori i primi e autorevoli portavoce verso l’esterno. Per innescare questa viralità (consapevole o meno), l’azienda deve sapersi raccontare al di là dei prodotti o dei servizi che offre, al di là dei “soliti” spot televisivi o cartelloni pubblicitari.

Il racconto aziendale, meglio detto storytelling, è una delle attività più dibattute al momento.

Consiste nel sapersi raccontare, nell’aprire le porte e far entrare clienti e prospect per renderli partecipi della storia aziendale e delle attività quotidiane.

Sì, lo so che lo sapete (o meglio, dovreste già saperlo), ma lo ripeto comunque: “the content is the king”, non solo nella SEO, ma in tutte le attività a valore aggiunto e web based. Ripetere gli stessi contenuti degli spot pubblicitari, dei comunicati stampa o dei company profile non è esattamente la risposta alle richieste di informazione crescenti da parte dei clienti.

Quindi da dove partiamo?

Uno dei mezzi più utili ed efficaci a questi scopi è proprio il blog aziendale (Corporale Blog), soprattutto in Italia. Un Blog? Siamo sicuri?

Ebbene sì, ci sono ancora responsabili comunicazione o addirittura amministratori delegati che non si fidano e tengono lontana la propria azienda dal contatto con i clienti. Sto parlando del timore di possibili commenti negativi, di catastrofici epic fail, oppure della paura di rivelare troppe informazioni segrete.

Ogni volta che incappo in questi ragionamenti miopi vorrei soltanto dire: “Svegliatevi! L’epoca della comunicazione monodirezionale è finita da un pezzo!”

Ma, dato che i fatti contano più delle parole, ecco qui le 9 ragioni per decidersi ad aprire un corporale blog:

1. Umanizzazione: Siamo abituati a pensare alle aziende solo attraverso i prodotti o le pubblicità, ma poco sappiamo di come lavorano o di chi ci lavora. Tanto che a volte abbiamo il sospetto sia tutto un imbroglio (specialmente per gli e-commerce). Dall’altro lato le aziende, come dicevo prima, non sono abituate a svelarsi e a raccontarsi; preferiscono parlare di tutto tranne che di se stesse.

Il blog aziendale è il luogo perfetto per dare un volto, un carattere, un’immagine che va oltre i prodotti. Le facce dei dipendenti, le loro storie, i loro gusti, la vita all’interno dell’azienda… Non c’è altro luogo dove potete raccontare tutto questo ed essere ascoltati con interesse. Perché il blog non paga i pregiudizi che invece ci sono verso gli altri mezzi, risulta sempre più sincero e autentico. E l’immagine dell’azienda, di conseguenza, ne trae beneficio.

2. Fiducia e Brand Reputation: diretta conseguenza del punto precedente. Mi fido di più delle “persone” che di attori o figuranti. Conoscere anche gli aspetti più intimi di una azienda permette al cliente di instaurare un rapporto di fiducia che si accresce nel tempo. Soprattutto quando posso fare commenti o domande come se fossi parte di quella realtà.

Uno dei casi più riusciti è quello del blog di Dell, Direct2Dell, aperto addirittura nel 2006 per contrastare la non eccellente brand reputation di cui godeva in quel momento. La ricetta era semplice: aprire le linee di comunicazione, massimo coinvolgimento dei clienti, ascolto e proposta di soluzioni mirate.

3. Più spazio al contenuto: il blog, per sua natura, è un mezzo che permette l’ampliamento dei messaggi. A parte gli eventi fisici, gli altri media utilizzati per la promozione hanno spazi (o tempi) ristretti. Il blog no!

In un post possiamo inserire descrizioni accurate, commenti, fotografie, video e arricchire il testo come ci pare e piace! Basta solo stare attenti a non esagerare…

4. Interesse: E’ sempre più difficile concepire uno spot (TV, stampa, banner che sia) che susciti curiosità e interesse che duri nel tempo. I contenuti del business blog, se scelti appropriatamente, possono invece distinguersi da tutto ciò. Il semplice fatto che non dovrebbe essere dettato da logiche di vendita e promozione, permette di spaziare tra tematiche differenti e argomentare.

Permette anche di modulare le proposte sulla base di commenti, suggerimenti che arrivano dai diretti interessati che, in questo modo, si sentono ascoltati e accrescono l’interesse nei confronti del blog e dell’azienda in un circolo virtuoso.

5. Lead Generation (nuovi clienti): il web e in particolare i social network si basano sulla condivisione dei contenuti. Se questi sono interessanti, utili o divertenti, lo share è assicurato. Lo stesso vale per i post del nostro blog aziendale: i clienti, saranno i primi portavoce verso nuovi lettori.

La conversione da semplice lettore a cliente sta nella capacità di dosare bene aspetti legati ai prodotti e aspetti più informativi o di utilità comune.

6. Fidelizzazione: La cadenza regolare (lo deve essere) dei post permette di avere lettori/clienti abituali, un po’ come accade per le serie tv. Nessuno aspetta con ansia la prossima pubblicità della Mentadent o del Viakal! Ma se ci fosse un blog dove leggere informazioni sull’igiene orale, con l’intervento di un esperto pronto a rispondere alle domande beh, allora sì!

7. SEO: non dimentichiamoci il fondamentale ruolo dei testi (e dei contenuti) per posizionare il nostro sito sui motori di ricerca. Titoli accattivanti, tag, keywords, possiamo sfruttare tutti i trucchi per aumentare il nostro ranking. Questo è utilissimo soprattutto per i siti chiusi, cioè che richiedono una iscrizione preventiva. Questo ovviamente porta a maggiori visite al blog e anche al sito dell’azienda con sicure conversioni a lungo termine.

8. Social media marketing e PR: i contenuti del blog sono un’ottima risorsa per la Social Media Strategy e vengono molto spesso considerati dai giornalisti per scrivere articoli e diffonderne i contenuti. Tutto questo porterà a like, tweet, condivisioni e perciò agli effetti descritti sopra: più traffico, migliore ranking, maggior brand identity e a lungo andare più clienti e più vendite.

9. Risparmio: ultimo aspetto, anche se può essere una chiave importante per la decisione, è l’economicità dell’apertura di un blog. Non sono richieste grandi risorse economiche poiché ci sono piattaforme free che si possono utilizzare senza molti sforzi (WordPress e Blogspot tra le più utilizzate). Si possono inoltre acquistare a poco dei template grafici già pensati per lo scopo (themeforest è un ottima fonte di template).

Quest’ultima ragione convincerà molti scettici almeno a fare una prova.

Ci siamo quindi convinti, spero, che il blog aziendale sia un ottimo strumento per la comunicazione, da integrare nella nostra strategia di marketing. Detto questo, non significa che farlo sia facile o che tutti possano gestirne uno: non tutte le aziende riescono a trovare dei contenuti validi da trasmettere o le risorse adatte per la produzione di contenuti efficaci.

Arrivati a questo punto ci sono dei punti fermi da cui non potete prescindere se avete deciso di aprire un blog aziendale:

• Usate il corporale blog come uno strumento per raggiungere i clienti, coinvolgerli, incuriosirli, informarli e non solo per vendere qualcosa;

• Raccontate delle esperienze reali d’uso del prodotto o del servizio, create tutorial, date voce ai vostri migliori clienti, in modo da far percepire i vantaggi che si possono trarre dall’uso dei vostri prodotti;

Siate sinceri e trasparenti, non mentite o esagerate. Queste strategie non hanno vita lunga;

• Affidate la redazione dei post a una risorsa (possibilmente interna) che ha già esperienza nel campo della comunicazione 2.0 e del blogging;

Coinvolgete i dipendenti e i quadri nella creazione di contenuti e nella loro diffusione;

• Stabilite un piano editoriale: contenuti, rubriche, tone of voice e cadenza temporale;

Analizzate i risultati per capire quale tipo di contenuti ha più successo (visite, like, condivisioni, commenti).