Social Network che passione, anche in senso negativo…

Io lo capisco, non è semplice essere presente sui vari social. Lo è ancora meno aggiornarli tutti e con costanza. Se aggiungiamo il fatto che probabilmente non si hanno solo i profili personali, ma anche quelli aziendali o relativi al proprio/i blog, é facile farsi prendere dall’ansia!

Mr Facebook, Mr. Twitter, Mr. Instagram, Mr. WordPress e tutta la compagnia sanno bene che il problema della presenza attiva su tutti i social affligge i propri utenti. E’ per questo motivo che ognuno di loro ha creato dei modi per collegarsi agli altri social network. Si può scrivere un post su Facebook che sia automaticamente pubblicato su Twitter e viceversa. Una foto pubblicata su Instagram può in automatico comparire su Facebook, Twitter, Flickr e Foursquare.

 

autoposting instagram

 

Questa pratica viene definita “auto-posting”, ovvero postare in automatico sui diversi social network nel medesimo istante.

Questi trucchetti permettono di risparmiare tantissimo tempo e soprattutto di non perdere per strada qualche account, lasciandolo poco attivo. Chi non sarebbe tentato da una scorciatoia così utile?

E infatti ci sono moltissimi blogger o aziende che utilizzano gli aggiornamenti automatici, e lasciatemi dire che si vede!

Si vede, certo che si vede! E non è proprio un bel vedere.

Capiamoci, meglio un profilo aggiornato in automatico che un profilo vuoto, questo è ovvio! Ma vi farei riflettere su alcuni punti per i quali l’aggiornamento automatico è da considerarsi una pratica per principianti:

 

#1 Testi e Titoli:

Ciascun social network ha un proprio spazio e un proprio linguaggio specifico che, come è ovvio, lo differenzia dagli altri.

Banalmente: Twitter non va oltre i 140 caratteri, Facebook ne concede poco più che 63.000 e Google+ circa 100.000.

Vien da sé che i post pubblicati in automatico potrebbero andare oltre tali limiti, specialmente quelli di Twitter, e si avrebbero molto spesso delle frasi incomplete o mancanti di link.

Oppure, pensate a come viene facile su Facebook usare espressioni come “clicca mi piace se”, “condividi”, “tagga la foto”, ma negli altri social queste espressioni non hanno alcun senso!

La “perdita di tempo” nel pensare una struttura del testo, un tono e un linguaggio appropriato per ogni social viene premiata in termini di efficacia del post!

 

#2 Call to action

Il titolo di un articolo su un blog o su un sito è pensato (si spera) per avere i massimi risultati nella SEO mischiando ad arte le abilità da copywriter e le tecniche di ottimizzazione. Ciò significa che questo titolo può non avere quei “ganci” (o call to action) che funzionano tanto bene sui social per spingere alla lettura dell’articolo stesso.

La pubblicazione meccanica degli articoli li può rendere sterili e disincentivarne la lettura.

 

#3 Tag

I tag non si “trasferiscono” da social a social, poiché gli account possono essere diversi e non vengono recepiti. Tantomeno wordpress o le piattaforme di blogging permettono di aggiungere tag nei titoli.

Questi sono troppo importanti ai fini della viralità dei post e dello stimolo all’azione per potervi rinunciare! Pensate a quante visite e condivisioni perderebbe un sito aggregatore di contenuti se pubblicasse indiscriminatamente con auto-posting, senza citare gli autori degli articoli.

 

#4 tempo di pubblicazione

L’orario di pubblicazione, come per tantissime attività web-based, ha un’importanza fondamentale! Insights, Analytics, ricerche, tutti sono impegnati a cercare di capire quale sia l’orario migliore per pubblicare un post su Facebook (i nuovi insight lo dimostrano molto bene). E questo vale per tutti gli altri social network.

Quindi perché sparare a raffica su tutti gli account il contenuto e non tener conto di quando la nostra audience è online per leggerlo?

 

#5 diminuzione visibilità

L’ultimo punto riguarda in particolare Facebook. E’ stato dimostrato in diverse ricerche (anche se non c’è mai stata una conferma ufficiale) che l’algoritmo di pubblicazione e diffusione dei post su Facebook penalizzi quelli derivanti da azioni meccaniche impostate su altre fonti. In poche parole, Facebook premia i contenuti “artigianali”, ovvero scritti e pensati su Facebook per Facebook.

Non è una ragione da poco!

 

Come ultimo punto espimo un’opinione personale: riprendo il concetto che l’auto-posting è una pratica molto riconoscibile: si vede ragazzi! Questo mi fa pensare ad una noncuranza da parte del proprietario dell’account. E, in quest’ epoca dove c’è sempre una maggiore attenzione ai dettagli e al modo in cui aziende e privati comunicano, beh, dare l’idea di non dare importanza a ciò che si scrive sui social network è un gran bell’autogol!

Quindi, se mi viene chiesto cosa ne penso dell’auto-posting, rispondo garbatamente che “per me è no!”

Questo non toglie che non si possa organizzare il piano e il calendario editoriali per i social in modo da risparmiare tempo e fatica.

Perciò dico sì a tutte le piattaforme di social media management e analysis che permettono di concentrare in un unico tool più account di diversi social network. Anche se le versioni free di alcuni di questi (Hootsuite, Tweetdeck, etc..) hanno alcune pecche, possono essere una valida alternativa all’auto-posting.

E voi che ne dite? Preferite lo stesso risparmiare tempo con i post automatici?