Amo la parte “organica” ed è per questo che oggi ti parlerò di come funziona l’algoritmo di Facebook.

Non ne ho la certezza, così come nessuno di noi può averla sugli algoritmi di Google, ma qualche bella regolina possiamo elencarla. Così sono andata a cercare qualche bell’articolo di esperti di settore, l’ho comparato ad altri ed eccoci qua.

Prendiamo come punto di partenza l’articolo di Neil Patel che scrive per Search Engine Journal.

Ma prima una premessa: è vero che Facebook maltratta in qualche modo le pagine che sono state create e che è più veloce posizionare se si spendono soldi in pubblicità.

E’ ancor più vero, però, che il Signor Zuckerberg si è trovato con più di 18 milioni di pagine.

Gli utenti, con il vecchio algoritmo, si ritrovavano a sopportare, e direi anche subire (io ne ho qualche vago ricordo), le pubblicità o gli scarsi contenuti.

Facebook i soldini ce li deve fare e quindi ha “penalizzato” la pagina costringendoci a investire molto pagando. Se siamo bravi a lavorare organicamente non dovremo spendere denaro.

I soldi potremmo tenerli in tasca e, caso mai, spenderli per vere strategie di social media marketing: il lancio di un prodotto o servizio, l’iscrizione alla newsletter, un nuovo ebook gratuito da scaricare e via così.

E allora vediamo come funziona l’algoritmo di Facebook.

Lui mostra i post che:
– ricevono maggior interazioni (sia a pagamento che non);
non vengono messi in spam (freccina in altro a destra che ci mostra una serie di opzioni per vedere di meno argomenti che non ci piacciono);
– sono affini agli utenti perché li cliccano;
– hanno video e foto;
– i contenuti freschi.

E allora tutto questo dovrebbe farci pensare e attivare il nostro buonsenso.

Se vedi che un tuo amico mette like, risponde o condivide non ti viene voglia di fare altrettanto, o quanto meno, sei curioso di capire cos’è?

Hai tanti amici che interagiscono molto quando leggono alcune notizie? L’algoritmo di Facebook pensa che, avendo affinità con queste persone, anche tu ne sarai interessato e aumenta la visione di contenuti affini.

Questo vale anche quando questo tipo di comportamento lo tieni tu: io per lavoro guardo moltissimo le pagine dei miei competitors. Risultato? Anche Facebook è diventato lavoro, con mio grosso dispiacere.

Puoi sempre far capire che non vuoi più saperne di determinate informazioni e rendere pulito il tuo news feed (il posto in cui leggi le notizie scrollando sul tuo profilo).

Usi la freccetta in alto a destra e gli dici che non vuoi vedere più contenuti di quel genere o di quella persona e il gioco è fatto? Nessuno me ne abbia a male ma io ne ho una serie e che bene sto!

interazione ai post facebook

E allora che possiamo fare per conquistare organicamente gli utenti?

Pensa ad avere una persona che si occupi di comunicazione e la coordini e si confronti con un SEO specialist che gli fornirà il vocabolario da utilizzare per parlare di te (esiste la ricerca anche qui e tenderà a renderla migliore nei prossimi anni).

Utilizza i tag con parsimonia perché non siamo su twitter e non ci devi distruggere la lettura. Qui possiamo scrivere un sacco di parole, prova a leggere una cosa del genere:

“Scegli i nostri prodotti, linea per #capelli, con #shampoo profumato, #balsamo alla frutta e un #trattamentoperlacute speciale. #provalodanoi”

Io non avrei più niente a che fare con te, per esempio.

Fai capire che sei disponibile, aperto alla critica, pronto a rispondere e che hai uno staff di cui vai fiero.

Mostra con delle foto e dei video ciò che fai in azienda. Ricordo che un giorno un cliente fotografò la mensa durante il pranzo di natale: spettacolare l’engagement!

Chiedi informazioni, rispondi ai commenti e interagisci per muovere l’utente verso di te.

E poi, un consiglio che non ha nulla a che fare con l’algoritmo.

“Sii entusiasta del lavoro che stai facendo, regalaci il tuo cuore insieme al tuo cervello, che ne abbiamo bisogno”.

Un abbraccio e buon #SEOSPIRITO!